Il viaggio come libertà assoluta: le esperienze della nomade digitale Danila Caputo

L’idea di base del progetto di Danila è un “social brand”, ovvero l’insieme di un travel blog, con diversi profili social (nel suo caso, Instagram, Twitter, Facebook e Pinterest) attraverso i quali trasmettere il proprio messaggio.

Insomma, la sua professione è quella della Digital Nomad alla quale affianca quella di traduttrice freelance che le torna utile per la gestione del blog anche in inglese, scelta che le permette di ricevere molti più contatti e clic dall’estero, soprattutto dagli States.

L’argomento travel è proprio ciò che ti interessa? Allora non perderti la sua intervista e continua la lettura 😉

#1. Daniela, sei una nomade digitale e il tuo sogno è quello di poter vedere il mondo non solo gratis ma anche facendoti pagare. Come è iniziato tutto questo?

Per quanto sarebbe bello, non lavoriamo per la gloria!

Quindi per poter continuare a viaggiare e mantenermi, dedicando tutto il mio tempo al mio blog di viaggi, vorrei poter lasciare il mio lavoro attuale per diventare travel blogger a tempo pieno. Mi consentirebbe di godermi anche di più quest’esperienza.

viaggio come libertà assoluta

Viaggio sin da quando ero bambina. Con i miei genitori, mia sorella e la nostra gattona abbiamo sempre fatto viaggi indimenticabili, in Italia e all’estero. Per noi tutti era motivo di grande gioia. Vedevamo posti nuovi, facevamo nuove amicizie e io guardavo papà scattare foto con la sua Olympus.

Il giorno stesso in cui mi fu regalata la mia prima macchina fotografica a pellicola decisi che non mi sarei più fermata.

Negli anni ho trovato il compagno giusto e abbiamo iniziato il nostro album di ricordi dal mondo insieme. All’inizio era riluttante, soprattutto all’idea di passare tante ore in un aereo per arrivare all’altro capo del mondo.

Ma quando ha scoperto tutto ciò che il viaggio può insegnare, si è “ammalato” di wanderlust come me e non ci siamo più fermati.

#2. Raccontaci la tua giornata lavorativa! Quanto tempo dedichi al lavoro e quanto al resto?

Inizio a lavorare presto al mattino, prima di tutto controllando sia la casella di posta che uso per lavoro (mi guadagno da vivere come traduttrice e interprete) che quella collegata al blog.

Rispondo a tutti i messaggi che ricevo e questo ogni giorno mi porta via almeno un’oretta per il blog. Ci vuole davvero molto più tempo per stare dietro a tutte le persone che inviano commenti e messaggi su Instagram. Sono infatti sempre un po’ in ritardo in quel frangente!

Armata di caffè quindi consulto il planning quotidiano. E’ necessario organizzarsi al millesimo di secondo perché gli impegni e le scadenze non si accavallino, soprattutto in quanto l’attività di nomade digitale mi porta via tanto tempo quanto il mio lavoro da freelancer.

Prima riuscivo a ritagliarmi del tempo per me, ma ultimamente non riesco neanche più ad andare in palestra!

Ho uno spacco per il pranzo piuttosto ridotto, poi riprendo a lavorare. Mi concedo un’altra pausa verso sera, per iniziare a preparare la cena e consumarla con mio marito ma non è raro trovarmi al computer a scrivere post per il blog fino alle 23 o anche oltre.

Dopotutto un blog bilingue richiede il doppio del tempo. Sto inoltre lavorando con uno specialista a una nuova veste tecnica e grafica del blog “Travelling Dany – Every Corner a Story”, pertanto la sera spesso siamo impegnati in lunghe ed estenuanti riunioni che si protraggono anche fino alle due del mattino.

Ci lavoriamo da almeno un paio di mesi e soltanto adesso il nuovo progetto inizia a prendere forma. Non avevo assolutamente idea che ci fossero così tante cose da fare!

#3. Scrivici, in una frase, cosa significa per te ‘essere libera’!

Mi sento libera quando viaggio. Libera dai confini, dalla quotidianità, libera di alimentare la mia fame atavica di conoscenza. Mio padre ha insegnato a me e a mia sorella ad essere indipendenti. A cavarcela da sole. Credo che ormai questo concetto sia profondamente radicato in me. Pur amando la mia città, mi sentirei soffocare al pensiero di non potermi più spostare.

#4. A cosa non puoi rinunciare quando sei in viaggio?

Non potrei mai rinunciare alla macchina fotografica. Mi sentirei persa senza. Scattare foto per immortalare un momento o un luogo per me significativi è sempre stata parte fondamentale dei miei viaggi.viaggio come libertà assoluta

Se anche dopo anni riguardare quelle foto riesce a richiamare alla mente luoghi, profumi e incontri, allora ho fatto un buon lavoro. Se poi posso aggiungere un secondo accessorio immancabile, allora non posso che menzionare il mio adoratissimo Kindle. E’ sempre in borsa, che io sia in viaggio o meno. Lo trovo utilissimo non solo per passare il tempo in spiaggia, in fila o su un aereo, ma anche per viaggiare leggeri.

Scarico infatti le guide di viaggio digitali su Kindle e posso portarne tantissime con me, senza occupare spazio nello zaino come capitava prima.

#5. Mediamente quanto viaggi in un anno e quanto a lungo ti fermi in un nuovo posto?

Dipende, direi un minimo di quattro o cinque viaggi l’anno, di cui almeno uno extra UE. Quest’anno tuttavia credo che arriverò a una dozzina, tra viaggi stampa, eventi, ecc. Quello più lungo durerà un mese. Nessuno è uguale all’altro e tutti mi lasciano sempre ricordi diversi. Credo che alla fine del 2017 il mio personalissimo album delle foto più belle sarà abbastanza voluminoso.

#6. Quali consigli o suggerimenti ti senti di dare a chi desidera intraprendere lo stesso tuo percorso?

Il mio consiglio spassionato è, per tutti, di restare coi piedi ben saldi per terra. Io stessa sto ancora imparando e non mi reputo “arrivata”.

E’ triste però vedere travel blogger comportarsi come celebrities e perdere di vista l’obiettivo prefissato. Ciò che conta non è il numero di follower o lettori, ma la qualità dei contenuti che produciamo. E’ importante continuare a migliorarsi e mantenere viva la passione.

Senza non sarebbe infatti possibile continuare a svolgere la mole di lavoro richiesta da questa professione. Tante persone credono che basti aprire un blog o una pagina Instagram per viaggiare gratis e “guadagnare bei soldi”. In realtà c’è da lavorare e studiare tanto, impegnarsi e amare visceralmente il viaggio e la nostra Madre Terra.

Aprire un blog per motivi puramente egoistici è un errore: io scrivo nel tentativo di convincere anche i più pantofolai a esplorare il mondo!

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