“Libero, semplicemente libero”: la storia di Cristiano Fabris

“Libertà”: è questa la parola che meglio caratterizza la storia straordinaria di Cristiano Fabris. Una storia di passione, di consapevolezza, di ricerca continua e di divertimento.

1) Ciao Cristiano, grazie per averci fatto conoscere la tua bellissima storia. Partiamo da una riflessione: aprendo il tuo profilo Facebook, nello spazio riservato alla tua presentazione, troviamo la frase “Libero, semplicemente libero”. Parlaci di questa definizione e di com’è la tua vita, anche dal punto di vista lavorativo.

Essere liberi vuol dire non dover rinunciare a qualcosa. Ed è proprio questo che è cambiato nella mia vita. Liberarmi da una serie di zavorre per rendere semplicemente libera la mia esistenza.

Mi sono trovato nel giro di due giorni senza lavoro, senza la metà di me stesso, senza alcuna certezza, tranne un mutuo di 30 anni, un camper e la passione per la scrittura.

A quel punto ho capito che la libertà era proprio nella scelta, perchè qualsiasi strada avrei intrapreso non avrei dovuto rinunciare a qualcosa.  

2) Due anni fa la tua vita è cambiata radicalmente… Raccontaci il prima, il dopo e il presente.

Ho cambiato vita o forse lei ha cambiato me.

Sino a due ani fa ero il classico impiegato di buon livello, un capo funzione, si direbbe. Due lauree, un fisico da sportivo, una casa comprata con un mutuo, una relazione con un compagno da 3 anni, una valanga di amici, cene, aperitivi.

Poi, visto che io lavoravo a Torino e lui era della provincia di Monza, pesava il fatto che non potessimo vederci.

Visto che le rispettive famiglie si conoscevano, visto che si mangiava nello stesso piatto e si dormiva sullo stesso cuscino, decidemmo di trovare una soluzione e la più fattibile fu che io mi licenziassi dal mio posto a tempo indeterminato a Torino, per un precario a Milano e ponessi in affitto la casa in modo da poter pagare il mutuo.

Il passaggio successivo era trasferirmi a convivere con lui, nella sua casa. Feci tutto e 4 giorni dopo lui salì sul camper e mi disse “non abbiamo la stessa vita, nè gli stessi interessi. ciao“.

A quel punto, era il 9 settembre 2014, rimasi senza nulla. Impiegai mesi a raccogliere i cocci di una vita sentimentale fatta di falsità e tradimenti, ma la cosa più grave fu la mia salute e l’assenza del lavoro.

Capii che non avendo più nulla, qualsiasi scelta avrei fatto non costava alcun sacrificio e così presi il camper e inizia a viaggiare. L’istinto di andare lontano da Milano e di vedere volti nuovi, si trasformò poi nel desiderio di scrivere cosa vedevo.

All’inizio fu molto faticoso fare il salto, abbandonarmi all’idea di vivere della mia scrittura. Poi decisi che la lezione era togliermi ogni zavorra per correre più veloce.

La prima zavorra fu la casa, che doveva auto-alimentarsi, quindi proseguii ad affittarla, poi toccò a tutte quelle pseudo certezze della vita precedente che erano svanite.

Poi toccò all’idea che la vita debba essere condivisa con qualcuno. Spesso commettiamo l’errore di vedere i nostri genitori o nonni che stanno insieme da una vita e che tale traguardo sia riservato anche a noi.

E invece non è così, ma questo non ci impedisce di essere felici ugualmente.

E infine la palestra, amici e cene non avevano più posto davanti ai chilometri che percorrevo e alle nuove esperienze e alla facilità con cui restavo da solo, con il mio camper.

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3) Cosa significa per te avere un’attività professionale che ti permette di essere libero?

Non ho più una sveglia da due anni. Mi sveglio in modo naturale. Ecco cosa significa essere liberi professionalmente.

Significa che quando qualcuno mi dice “ah, parti per la Costa Azzurra, ma per lavoro o per divertimento?” io rispondo “vado per divertimento lavorativo“.

4) Come sono organizzate le tue giornate e com’è il tuo stile di vita, oggi?

Non ho uno stile di vita, ho imparato a vivere alla giornata. L’unico imperativo è quello di non farmi rubare altro dalla mia persona o dalla mia vita.

Mi spiego meglio: normalmente le persone transitano nella nostra vita senza arricchirci o impoverirci. Altre invece ci tolgono qualcosa: la fiducia, la tranquillità economica, ad esempio.

Sta a noi fare in modo di non farci portare via troppo di noi stessi, con il rischio di diventare aridi.

Quindi la mia giornata deve essere un arricchimento per me stesso. Scrivo senza paura di qualsiasi argomento, documentandomi, provando con mano un servizio, o testando su strada un’auto.

Altre volte semplicemente ascoltando le idee degli altri. In media scrivo 20 articoli al giorno e ovviamente questi vanno poi condivisi nei social.

5) Cosa consiglieresti di fare a chi vuole intraprendere un percorso simile al tuo?

Consiglio di chiedersi se si è davvero pronti ad abbandonare molto della vita precedente.

Se si è disposti a scendere a compromessi di vita che prima non si era disposti ad accettare, come rinunciare a vacanze o ad una parte della propria vita sociale.

Se si riesce a capire che non esistono 8 ore lavorative, ma 24 che dovrai decidere tu come utilizzare, ma soprattutto se quello che si vuole fare è veramente ciò che piace.

Se è cosi, non lavorerete mai un minuto, ma vi divertirete.

One thought on ““Libero, semplicemente libero”: la storia di Cristiano Fabris”

  1. Eva says:

    Ricordo ancora una cena meravigliosamente surreale a casa tua mille anni fa… avevi già l’indole del genio.

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