La sua prima riga di codice a 15 anni e la sua prima impresa a 20 anni: ecco la storia di Raffaele Gaito

Scrive codice da quando aveva 15 anni e ha iniziato a fare impresa a 20 anni: lui è Raffaele Gaito, growth hacker, imprenditore digitale (è stato co-fondatore di Mangatar), blogger e public speaker.

Si definisce un “multipotenziale“, ovvero “una persona che ha tanti interessi, ha svolto tanti lavori e che grazie a questo intreccio di conoscenze e passioni sviluppa un incredibile potenziale multidisciplinare che riesce ad applicare, con ottimi risultati, in qualsiasi lavoro o sfida quotidiana” e leggendo il suo curriculum non si fa fatica a credergli.

Oggi vogliamo lasciargli il microfono per sentirlo raccontare la sua storia professionale.

#1. Raffaele, in diverse presentazioni ti definisci un Growth Hacker. In cosa consiste il tuo lavoro?

Intorno alla parola Growth Hacker è nata un sacco di confusione negli ultimi anni.

Da un lato c’è chi ha demonizzato questa figura, pensando che fosse un miscuglio di tecniche Black Hat e comprare follower a pochi dollari, dall’altro chi l’ha banalizzata pensando che bastasse saper usare il Power Editor per essere un Growth Hacker.

In giro si trovano tante definizioni, più o meno complesse, ma una delle mie preferite è quella di Wikipedia: “Il Growth Hacking è un processo di sviluppo prodotto e sperimentazione rapida su diversi canali per identificare i modi più efficienti di far crescere un business“.

È la mia preferita perché include la parola “sperimentazione“. Il Growth Hacking ruota tutto intorno a questo concetto: qui nessuno ha la sfera di cristallo, il marketing non può fare miracoli e non può predire i risultati di una campagna.

Il growth hacker si pone in questa condizione e unisce conoscenze di marketing, prodotto e di codice per condurre una serie di esperimenti, fino a trovare la migliore combinazione. Il growth hack, appunto.

Ecco perché il Growth Hacker può intervenire in qualsiasi fase di vita di un’azienda. Perché c’è sempre bisogno di “crescita”, solo che le esigenze variano in base al tipo di azienda e lo stadio in cui si trova.

#2. La tua professione ti permette di lavorare dove e quando vuoi, senza essere legato a un luogo specifico. Come sei arrivato a questo punto?

Si, è un tipico lavoro che si può gestire in modalità “nomade digitale“, per usare un espressione nota a molti. In questo momento scrivo da Amsterdam, nei mesi scorsi lo facevo tra Londra e Salerno, con qualche saltuaria apparizione in Francia e Spagna.

Ci sono arrivato un po’ alla volta. In realtà ho sempre adorato viaggiare e avendo a che fare con il digitale ho avuto, più o meno, una certa libertà fin da ragazzino.

Non credo che esista una formula magica per poter arrivare a lavorare in questo modo, ma nel mio caso c’è stata un combinazione di tre fattori: mentalità, organizzazione, scelte.

Come prima cosa devi essere predisposto per un certo tipo di approccio al lavoro. Non tutti sono pronti a lavorare il giorno prima in un bar con wi-fi traballante e il giorno dopo dal divano di casa di un amico (truestory).

Poi c’è bisogno di tanta organizzazione. Devi slegare le tue mansioni dalla presenza fisica e devi gestire al meglio le relazioni e la comunicazione con clienti e collaboratori.

Infine, c’è bisogno di fare una serie di scelte coraggiose. Capire quali sono le tue priorità e decidere di cambiare il resto in funzione di esse. Come sempre, devi essere pronto a rinunciare a qualcosa per ottenere qualcos’altro.

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#3. Dal punto di vista formativo, quali sono stati i corsi, i libri, le iniziative più utili per il tuo percorso?

Proprio perché la figura di Growth Hacker è un ibrido che deve possedere conoscenze di 5-6 aree diverse, io ci sono arrivato un po’ alla volta, quasi per caso.

Ho una formazione da sviluppatore (laurea in Informatica), una passione per il blogging e il content in generale e, infine negli ultimi anni, ho sempre di più spostato la mia attenzione verso tematiche riguardanti il marketing e il prodotto.

Dal punto di vista formativo sono uno che legge tanto, sia post online che libri, e che utilizza tantissimo le piattaforme MOOC per formarsi online. Sui libri potrei buttare giù una lista senza fine, ma alcuni dei miei preferiti li ho elencati ultimamente in un post sul mio blog riguardo ai libri per startup.

Per la formazione onine non ho da segnalare dei corsi in particolare, anche perché non esistono corsi verticali sul Growth Hacking (e sarebbe anche un po’ strano se esistessero).

Ho seguito (e continuo a seguire) corsi che rientrano tra le tante tematiche del Growth Hacking per restare sempre sul pezzo: ottimizzazione funnel, copywriting, ADV online, mail marketing, lean startup, content, UX, e così via.

#4. In che modo mantieni un’elevata produttività durante i tuoi spostamenti?

Come dicevo in una risposta precedente è questione di organizzazione e di pianificazione.

Se ti svegli la mattina e non sai quali sono i task da fare durante il giorno potrebbe essere complicato mantenere un’elevata produttività.

Alla pianificazione dei task affianco due elementi fondamentali per la produttività: ridurre le distrazioni (scegliendo la giusta location, la giusta compagnia, e così via) e ascoltare musica (personalmente mi concentro tantissimo se ho la giusta musica in sottofondo).

#5. Quali sono gli strumenti (risorse, app, strumenti tecnologici) che ti permettono di svolgere il tuo lavoro dovunque?

Niente di clamoroso nel mio caso. Affianco a strumenti tecnologici anche un po’ di sana vecchia scuola.

Sono un fan delle Moleskine e per me l’agenda cartacea rimane un grande compagno di lavoro: prendo appunti, butto giù note e pensieri al volo, schematizzo idee, e tanto altro.

Ovviamente, però, utilizzo anche una serie di app per gestire il tutto al meglio: Evernote per strutturare e conservare contenuti e informazioni, Xmind per schematizzare idee, la suite Google Doc per lavorare su documenti condivisi con clienti e collaboratori, Asana per il task management di progetti più grandi, Skype per le call, Dropbox e Google Drive per la condivisione di file.

Insomma, nessuna configurazione particolare. Uso strumenti gratuiti a disposizione di tutti e utilizzati da tantissimi professionisti del mio settore.

#6. Segui un metodo di lavoro specifico, una “routine” particolare, che ti consente di essere produttivo e di mantenere il focus sui progetti che segui?

Si, sono un fan della “Tecnica del pomodoro“.

Organizzo il mio lavoro e i miei task utilizzando questo approccio. Per chi non lo sapesse la tecnica pomodoro consiste nel suddividere tutta la giornata lavorativa in slot da 25 minuti ininterrotti di lavoro, seguiti da 5 minuti di pausa e così via. Ogni 4 pomodori (slot da 25 minuti) c’è una pausa più lunga da 15 minuti.

Anche se può sembrare banale, è in realtà un ottimo pretesto per evitare distrazioni, stare lontano da cellulare e social, fare troppe pause caffè e così via.

#7. Cosa consiglieresti a una persona che vuole intraprendere un percorso simile al tuo?

Io ho un approccio tutto mio che consiglio sempre a chiunque mi chiede un aiuto su come iniziare. È un approccio fatto in tre step: studia, copia, sperimenta.

Credo che in ogni professione ci sia bisogno del giusto livello di teoria e pratica. Solo lo studio non basta per entrare nel dettaglio di certe attività che sui libri (o sullo schermo) sembrano fumose e poco chiare, così come solo la pratica non ti permette di avere quelle nozioni teoriche di base che ti consentono di adattarti a situazioni nuove o impreviste.

Quindi si inizia studiando i più importanti libri del settore, i corsi online più venduti e recensiti, gli articoli più letti, i professionisti più affidabili e seguiti. Poi bisogna passare alla pratica e quando sei al momento zero (ossia non hai ancora clienti e progetti sui quali lavorare) puoi solo copiare.

Copiare gli altri, i più bravi. Capire come si muovono, cosa fanno e perché lo fanno, quali risultati ottengono e come impatta sul loro lavoro. Fatto ciò bisogna iniziare a sperimentare. Lo si può fare con un progettino personale, aiutando un amico in maniera gratuita su qualche sua idea, trovando i primi (coraggiosi) clienti disposti ad affidare un progetto, ecc.

Alla fine si riduce tutto a trovare il giusto equilibrio tra non reinventare la ruota (non avrebbe senso) e offrire un valore concreto ai propri utenti.

2 thoughts on “La sua prima riga di codice a 15 anni e la sua prima impresa a 20 anni: ecco la storia di Raffaele Gaito”

  1. Lorenzo says:

    Come sempre Raffaele sa come essere fonte di ispirazione!

    1. Monica says:

      Ciao Lorenzo,

      e grazie per il tuo commento! Ci fa molto piacere che l’intervista ti sia piaciuta, e siamo assolutamente d’accordo con te 🙂

      A presto!

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