Tutti imprenditori con l’impresa degli altri

di Jessica Malfatto

Abbiamo degli investitori per il vostro progetto*: l’idea è di partire con un primo round di 300mila euro

E quando te lo dicono qualcosa cambia, senti che i pensieri iniziano a dondolare.

Fissiamo una riunione per settimana prossima così possiamo parlarne meglio?

Ok, ci risentiamo domani

Fino a due giorni prima queste parole erano tutto quello che avresti voluto sentire. Ma adesso no, c’è qualcosa che traballa e non ti convince.

Investimento, crescita, assunzioni, uffici… Da idea a realtà, all’istante: è come se ti avessero lanciato con una catapulta, senza protezioni.

Ma è normale non essere seriamente contenti di questa notizia?” ripeto all’infinito dentro di me, cercando di raccogliere un po’ di lucidità. E il sorriso forzato di chi sta portando avanti questo progetto con me non è lì a caso.

Non so se sia normale o no, ma è successo questo, mesi fa. Abbiamo rinunciato a un primo investimento e ad un secondo dopo qualche settimana, per andare avanti con le nostre forze.

Siete scemi?” ci ha chiesto, ridendo (ma seriamente), un amico.

Forse. Non lo so. Dipende. No.

Ma facciamo un passo indietro.

Da anni il mio lavoro mi porta a contatto ogni giorno con imprenditori e ho la grande fortuna di potermi confrontare quotidianamente con molti di loro.

Coraggio” è la prima parola che mi viene in mente se penso a queste figure, a questi professionisti. Parlando giornalmente con loro, ho “preso appunti” mentalmente e ho capito qualcosa:

Fare impresa non significa creare una landing page, costruire il form dei contatti e scrivere su Facebook che si è aperti 24/24h.

Fare impresa significa assumersi una responsabilità enorme, una di quelle responsabilità che pesano e a volte schiacciano, perché non sono per tutti. Significa essere consapevoli di questa responsabilità, cercando di alimentarla ogni giorno, rinnovandola e andando a coprire quelle parti in cui si sta sgretolando.

Perché è inutile prendersi in giro… Se quella responsabilità si trasforma in briciole, non si resta immuni e le conseguenze sono reali.

fare_impresa

Fare impresa significa avere dei dipendenti, che non sono numeri ma sono persone, con una dignità, con dei sogni, con dei pregi e dei difetti e con una vita. Devi aver cura di loro, perché non sono accessori, e il compenso economico che decidi di dare può rappresentare la rata di un mutuo o dell’affitto, la rata della scuola o qualcos’altro di importante. Se lo prometti, non può mancare, non scherziamo…

Fare impresa significa riuscire a prendere delle decisioni, nel bene o nel male, “sì” o “no”, senza alzare il telefono per dire a qualcun altro “decidi tu”.

E quando decidi di fare impresa, di voler costruire le basi di un’azienda, devi essere pronto, devi esserne convinto pienamente, perché rappresenta una scelta che cambia davvero la vita.

Se sei convinto di questa scelta solo al 99% allora lascia perdere – perché quell’1% può fare la differenza nel primo momento di difficoltà – e continua come freelance, come lavoratore autonomo, come libero professionista. Non è obbligatorio diventare un imprenditore, non è per tutti, e se rinunci non sei uno sfigato o una persona che “butta” delle occasioni, senza volontà.

Saper rinunciare se non si è pronti a una responsabilità simile non è semplice, può costare tanto, ma può essere la scelta migliore della tua vita (e per la vita di altre persone).

Chiediti cosa vuoi dalla tua vita, cosa vuoi per te e per la tua famiglia, a cosa saresti disposto a rinunciare e se saresti in grado di affrontare pressioni, alti e bassi, decisioni, senza essere un peso negativo per gli altri e per i tuoi futuri dipendenti. Chiediti se saresti disposto a indossare una responsabilità così grande, giorno e notte.

Se la risposta è sì, allora prendi la tua passione, il tuo entusiasmo, la tua volontà e le tue competenze e crea qualcosa di grande.

Se la risposta è no, niente paura, vai avanti per la tua strada, come freelance, come quello che viene definito un titolare di una “ditta individuale”, lavoratore autonomo o libero professionista. Trova dei collaboratori, trova un metodo efficace per portare avanti la tua attività e non tormentarti con i sensi di colpa, lasciando perdere il giudizio degli altri.

Non parlo da imprenditrice, parlo da persona che si è trovata di fronte a un bivio: essere nelle condizioni di poter costruire un’impresa o portare avanti “da sola/da soli” (in questo caso siamo in due) il proprio progetto, e che ha scelto la seconda opzione (e oggi non la rimpiange).

 

*Volutamente non ho inserito il nome del progetto che porto avanti con mio marito, perché il fine non è pubblicizzarlo, ma basta chiedere e vi risponderò subito 🙂

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