Faccia a faccia con Biagio Teseo, imprenditore, fondatore di Reclog

Fin da bambino ho sempre avuto questa attitudine, della scoperta e di vedere opportunità ovunque, e avevo capito di essere condannato all’ottimismo.

Alle elementari facevo disegni per i compagni e a volte in cambio mi davano gomme da masticare, brioches o giocattolini; alle superiori quando studiavo elettronica costruivo, con gli amici, luci psichedeliche, mixer, lampade strobo, radio, allarmi, ecc, e li vendevamo a chi organizzava feste in casa, siamo negli anni ’80 🙂

Infine, leggevo, leggevo, studiavo di tutto. Ho “lavorato” anche in radio per circa 15 anni, uno dei lavori più belli al mondo. Pur non rendendomi conto di cosa stavo facendo, gettavo le basi per quello che poi è diventato il mio futuro, il mio lavoro, ovvero, un intreccio di design, marketing, comunicazione e informatica.

Biagio Teseo inizia così la sua presentazione.

Manager di Bdesign Italia, contributor presso Hyperloop Transportation Technologies Inc, Founder/Creative Director di Reclog e volontario per il chapter di SingularityU Rome: il suo percorso professionale e imprenditoriale è molto vario e tocca ambiti differenti, con un elemento in comune: il digitale.

Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e la sua avventura come imprenditore.

1. Biagio, facciamo qualche passo indietro: cosa ti ha spinto a dare vita a Reclog e in che cosa consiste esattamente questo progetto?

Reclog prende vita come progetto personale (si chiamava Recandshare), nato per la necessità di poter divulgare velocemente piccoli spezzoni audio (volevo condividere spezzoni dei miei programmi radiofonici e jingle).

Non c’era niente sul web, a parte i podcast, che erano macchinosi ma utilissimi per archiviare lunghe conversazioni. Poi, un giorno, Recandshare incontra Telecom e nasce Reclog che oggi ha più di mezzo milione di ascolti totali.

Reclog è un generatore di contenuti e un social network di nuova generazione che permette di comunicare in modo immediato ed emotivo le sensazioni che viviamo quando sentiamo un suono, perché con Reclog si può “creare” una foto con 30 secondi di audio da condividere con gli amici tramite email, sms, Whatsapp, Facebook, Twitter e tanti altri oppure mantenere privatamente nel proprio profilo Reclog. Si tratta di un nuovo social media  per artisti e giornalisti.

Reclog è disponibile per iOS, Android e Nokia X, ad oggi conta circa 45k download con 25k utenti attivi. Ha vinto un Innovation Award di Working Capital di Telecom Italia nel 2012 e una partnership con TIM.

Molti famosi giornali nazionali e internazionali hanno parlato di Reclog, che è stato selezionato dalla CEI a partecipare al MWC (Mobile World Congress) di Barcellona edizione 2014 ed è stato partner del TEDx Catania. Tra gli utilizzatori abbiamo un campione mondiale di Rugby, un’attivista indiana che ha avuto il marito imprigionato con Gandhi, giornalisti, voiceover inglesi famosi (hanno doppiato spot di BMW, Mercedes, CocaCola, Nike ecc.) e artisti.

Tra i maggiori utilizzatori abbiamo persone che vanno ai concerti e rappresentazioni teatrali.

Reclog ha da solo la forza di trasmettere molto in poco, cioè toglie, invece di aggiungere: toglie fotogrammi ai video e colonne sonore ai film lasciando un solo frame, 30 secondi di suoni e la nostra fantasia. Molto presto ci saranno novità in casa Reclog che per ora non posso anticipare.

 

2. Quando si parla di imprenditoria si sente spesso parlare delle difficoltà legate al lancio di un’impresa, ma noi vogliamo chiederti qualcosa di diverso: quali sono i vantaggi, i punti di forza e gli aspetti positivi della costruzione di un business?

Gli apparenti svantaggi li conosciamo tutti, giusto? E a volte fanno talmente paura che ci impediscono di agire ancor prima di fallire, mentre i vantaggi sono nascosti.

Penso che il vantaggio più importante sia quello di poter “guidare” il proprio destino, un senso di “libertà” incredibile, che non vuol dire non fare niente dalla mattina alla sera ma il contrario, lavorare molto di più senza accorgersene.

Poi c’è il vantaggio economico che dipende principalmente da te, da come giochi le tue carte. Quando si ha successo molti dicono che sei fortunato oppure sono invidiosi, ma in realtà nessuno impedisce loro di fare quello che fai tu. Non lo fanno per pigrizia e paura, ma non se ne rendono conto.

Costruire un business ti fa sentire vivo, qualsiasi esso sia: riesce a darti la speranza che puoi aiutare gli altri, migliorare anche te stesso e perché no, a volte, lasciare un’ammaccatura nell’Universo, per citare Steve Jobs.

3. Come organizzi le tue giornate lavorative e quali sono gli strumenti e le risorse che ti permettono di mantenere alta la produttività?

Anche se, come dicevo prima, c’è l’adrenalina di non sapere bene cosa o chi puoi incontrare che ti permetta di fare un quantum leap, una giornata lavorativa va comunque ben organizzata se deve essere produttiva.

La mia giornata dura mediamente dalle 12 alle 14 ore lavorative 7 giorni su 7 perché anche quando sei in vacanza o non stai lavorando, la mente pensa a problemi irrisolti, ad un nuovo concept pubblicitario o tecnologico o ti viene a trovare l’idea che cercavi.

Non puoi spegnere la mente, anzi, molte volte è quando stacchi ed esci che trovi l’ispirazione: ecco perché ho creato il mio studio al piano di sotto, a casa mia. Non ho un distacco tra vita e lavoro, ma sono liquidi.

Quindi, inizio la giornata con una sorta di “playlist” che poi viene sempre modificata da imprevisti.

La chiamo playlist perché il mio lavoro è un gioco (play), è la mia passione ed è quello per cui ho lottato. Diciamo che così facendo non soffro la crisi del lunedì o del ritorno dalle vacanze.

Durante la giornata cerco di organizzarmi in questo modo (in ordine sparso e non sempre allo stesso ritmo): visitare o contattare i nuovi clienti, fare il punto con i clienti attuali, fare preventivi, tenere la contabilità minima.

Poi realizzare il lavoro pratico quotidiano (siti web, grafiche, social media, pubblicità, corsi, seminari ecc.), curare la presenza nei social e non solo, trascorrere un’oretta con mio figlio in bici, giocare a pallone o costruire giocattoli, andare in palestra, leggere tanto, dipingere, rilasciare interviste, collaborare con Hyperloop Trasportation Tecnology (la cui base è in Silicon Valley) ed essere volontario per SingularityU Rome.

E ancora, scrivere articoli o libri (ne ho scritti due di fantascienza, uno per bambini che tratta due temi seri come il bullismo e la fiducia in se stessi, e l’altro più autobiografico intitolato J4).

Invece, per le risorse basta leggere tanti interessanti blog soprattutto in lingua inglese, poi libri e tutorial.

Insomma, Google is your friend! Gli strumenti che utilizzo sono quasi tutti open source, poi ci sono fotocamere, videocamere, il magico Mac, tablet e telefono. Serve altro? Non credo 🙂

Quando vedi che le aziende traggono un vantaggio non indifferente per il loro business da quello che fai non ci sono soldi che ti possono ripagare.

4. Ci sono dei libri o dei corsi che ti sono stati particolarmente utili per crescere professionalmente?

Einstein diceva che se fai la stessa cosa per almeno 10 anni sei un professionista (altrimenti molli prima, aggiungo io).

Ci sono stati dei seminari multidisciplinari che ho seguito nel corso della mia vita, come i percorsi della Bocconi all’interno di SMAU, piccoli seminari ma utili e pratici su varie discipline sul digitale, economia e business.

Poi corsi di computer grafica e programmazione, vari e tantissime riviste ma non tanti libri. Amo molto le biografie, libri tecnici e di business. Uno in particolare, che mi ha aiutato molto nel creare Reclog, seppur inconsapevolmente, è stato “Propagare L’Ideavirus” e “La mucca viola”, entrambi di Seth Godin.

Poi “Padre Ricco, Padre Povero” di Kiyosaki e molti altri.

Devo ammetterlo, non sono laureato, non me lo potevo permettere, ma diciamo che ne vado fiero.

Non perché laurearsi è negativo, anzi, semplicemente perché sono riuscito a seguire le mie passioni imparando in modo logaritmico e oggi sono felice di divulgare la mia esperienza anche nelle Università  scuole quando mi invitano per dei seminari o corsi.

biagio teseo reclog

5. Quale consiglio daresti a un giovane che sogna di costruire un’impresa nel campo digitale?

Bella e complicata domanda. Quello che posso dire in base alla mia modesta esperienza e delle persone che seguo è che bisogna analizzare bene la propria idea sotto molti punti di vista prima di lanciarsi nell’avventura non facile di creare una impresa.

L’idea da sola non basta: si deve vedere se ha un mercato e quanto è ampio, se soddisfa un bisogno (è difficile altrimenti crearne uno nuovo), se si ha qualche competenza per quello che si deve andare a fare (il resto delle competenze si trova nella creazione di un buon team), avere un’idea anche del business model, ovvero che, nel tempo l’azienda si dovrà auto sostenere, e tante altre variabili da mettere in conto.

Se ci sono questi elementi, anche sommari, sarebbe meglio creare un mockup, un prototipo grezzo del prodotto, a meno che sia qualcosa di troppo complesso (ma in quel caso basta spiegarlo bene senza zone d’ombra).

L’execution, cioè andare oltre le parole e realizzare il mockup, rappresenta per chi ci guarda da fuori una prima garanzia e dimostra la nostra capacità di agire nel minor tempo possibile: è la cosa più importante di un progetto.

Solo dopo aver testato, in “garage”, allora forse si può andare in cerca di capitali e mentor per migliorare il progetto ed espanderlo. Il mio consiglio è comunque quello di provare e non arrendersi al primo no, purché, ripeto, ci siano quelle condizioni.

Siate caparbi, cercate strade e partnership, non chiudetevi in voi stessi per paura che vi vengano rubate le idee. Se vi dicono “no” cercate di capire il perché e invece di buttare tutto cercate di rimodulare le idee.

Non abbiate timore di mettervi in contatto con le persone che potrebbero aiutarvi: anche se queste sono guru di grandi aziende vi assicuro che vi rispondono, se avete buone idee sarete ascoltati, non abbiate paura di fallire, osate.

II digitale non è una moda passeggera ma è la nostra vita da qui al futuro, quindi c’è spazio per tutti.

Un’ultima dritta: concentratevi sul Fintech, sulla AI (intelligenza artificiale), sulla salute, sulla domotica e sull’automotive.

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