Alice Traforti, art strategist: “Business libero è avere la possibilità di scegliere”

Il mio lavoro? Consulente per l’arte, strategie di comunicazione ed eventi culturali. Aiuto artisti, collezionisti, gallerie, associazioni e aziende a migliorare la diffusione della propria attività, avendo sempre un occhio di riguardo per il mercato.

Nel sito ufficiale di Alice Traforti le parole che vengono usate per descrivere la sua professione sono queste. Un lavoro che ruota attorno all’arte, un mestiere che ha “i propri tempi”, che necessità di una profondità diversa e particolare.

Alice, in questa intervista, ci racconta il suo viaggio imprenditoriale e il cammino che l’ha portata a rendere realtà il lavoro che aveva sempre sognato.

#1. Benvenuta, Alice! Raccontaci come hai dato vita alla tua attività e quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della libera professione!

Per prima cosa mi sento di dire che sono partita con un grosso punto a favore e cioè quello di aver quasi subito fatto coincidere il mio lavoro con il sogno che inseguivo: una simbiosi quotidiana con l’arte contemporanea.

Ho iniziato presto a collaborare con una galleria d’arte di qualità, un ambiente per me molto stimolante, in cui il valore culturale della ricerca artistica era di primaria importanza. Quest’esperienza è stata fondamentale per conoscere i meccanismi del mercato dell’arte e capire le dinamiche del collezionismo.

Poi è arrivata la mia prima gravidanza e ho quindi rivisto molte priorità di vita e modalità operative, sempre più orientate verso una soluzione autonoma e indipendente.

Perciò, portata a termine la collaborazione in galleria, ho fatto una pausa godereccia delle gioie della maternità e ho iniziato in parallelo a riappropriarmi di me stessa, assecondando finalmente passioni e desideri che da anni avevo relegato in un angolino, soprattutto per quanto riguarda la scrittura.

Ho completato la mia formazione in ambito web e marketing, un po’ in aula e una parte sui libri, per ampliare i miei orizzonti e avere consapevolezza dei mezzi disponibili anche per il settore dell’arte.

Al momento giusto, ho fatto un bel remix di tutto, finalizzato a creare una nuova dimensione di me stessa che potesse conciliare, in un’unica figura professionale, arte, scrittura, web e tutto il mio preziosissimo e imprescindibile background. Mi sono chiesta: cosa posso offrire al circuito dell’arte?

In quale segmento di questo processo posso essere davvero utile? Ed eccoci all’inizio della mia storia come art strategist!

alice traforti

#2. Cosa significa per te avere un “business libero”?

La libertà consiste soprattutto nell’avere la possibilità di scegliere:

  • Scegliere a chi e a che cosa dedicare il mio tempo, sia a livello professionale, sia per quanto riguarda la famiglia;
  • Scegliere come, dove e quando affrontare certe sfide;
  • Scegliere i miei propri limiti e non limiti operativi, di scienza e coscienza

La cosa più interessante per me è stata quella di riscoprire una dimensione un po’ più umana nel parlare con le persone e nel fare le cose a modo mio, ottenendo risultati ugualmente soddisfacenti, anche se non così immediati.

Quello che ho scelto è un business lento, fisiologico, incentrato sulle diverse velocità di pensiero e azione dell’individuo. Mi piace definirlo “human friendly”. Le soddisfazioni arrivano un po’ più tardi, ma sono a 360°, accompagnate a volte da gesti di sincera gratitudine. In questi casi, avere un “business libero” significa anche essere felici e appagati.

#3. Ci sono altre passioni o progetti che ti permettono di essere indipendente economicamente?

Ho sempre amato scrivere, cantare e perdermi in altri mondi immaginari; perciò leggo molto, canticchio insieme a mia figlia e, quando posso, invento storie di mio pugno e cerco di diffonderle.

Questi però sono hobby per il tempo libero. Per il mio business, invece, svolgo anche una serie di attività collaterali per l’arte contemporanea, incentrate principalmente sulla scrittura e sul web, imprescindibili e strategicamente sottese alla mia professione, ma che non sempre comportano un riscontro economico concreto.

Prendo ad esempio il mio blog personale: è uno spazio in cui scrivo liberamente, proponendo a volte alcune ricerche artistiche, suggerendo qualche mostra interessante, affrontando alcuni temi contemporanei, ma che non ha assolutamente niente a che vedere col guadagno!

L’arte contemporanea è difficile da digerire se non la si conosce, se non la si abbraccia incondizionatamente. Per questo alcuni progetti hanno puramente scopo divulgativo, per un avvicinamento più consapevole all’arte.

#4. Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

La mia mission quotidiana è quella di aiutare l’arte a comunicare con chi non la conosce. Aiuto l’artista a raccontare la propria storia, aiuto uno spazio culturale a incontrare il proprio pubblico.

Mi sta molto a cuore anche la valorizzazione dell’arte di ricerca, quando questa si fa specchio di un pezzo di società contemporanea e aggiunge una propria visione di futuro. Oltre a qualche piccolo obiettivo già definito nel tempo, c’è un progetto più ampio sul brand awareness che mi frulla in testa da un po’.

E poi c’è il territorio in cui vivo: la provincia. Ma questi progetti sul territorio richiedono più lungimiranza e una certa predisposizione nell’animo di chi li propone e di chi li accoglie.

#5. In che modo riesci a mantenere alta la tua produttività?

Questa è una domanda trabocchetto! I tempi dell’arte sono lunghi. Per fare qualsiasi cosa è necessario prima entrare in sintonia con la poetica artistica e arrivare dritta al nucleo della ricerca, senza trascurare la persona artista che hai davanti, ovvio. Perciò l’unica via percorribile è quella della selezione e personalizzazione per mantenere un risultato di qualità.

#6. Che cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere un percorso simile al tuo?

Fondamentale è la conoscenza del sistema arte che può venire solo dall’esperienza diretta.

Sono in molti oggi ad essere attratti dal mondo dell’arte, per passione o per investimento, e vedo molti tentativi di inventare nuove modalità operative senza conoscerne le dinamiche. Queste operazioni, anche se dettate da buoni propositi, hanno generato una serie di situazioni ambigue e spesso a farne le spese sono proprio gli artisti, più o meno giovani.

Tutto ciò accade perché si sente la necessità di svecchiare alcuni aspetti di queste pratiche ormai secolari, in cui le nuove generazioni non si riconoscono più di tanto, soprattutto a livello di comunicazione, condivisione e modalità di incontro con l’arte. A volte però si dimenticano le basi.

Stiamo attraversando un momento particolare e c’è un po’ di confusione diffusa nei ruoli delle diverse professionalità, o presunte tali.

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